Alla cortese Attenzione di Franco Frattini
Vice Presidente e Commissario per la Gustizia e Diritti Umani
della Commissione Europea
Onorevole Commissario,
Egregio Signore,
Ci rivolgiamo oggi a Lei, di farlo sapere che organizzando un incontro del nostro Partito per la Giustiza ed Itegrazione Europea dell’Albania, (PDI, Partia per Drejtesi dhe Integrim) partecipandosi anche dei rappresentati della popolazione çama in Albania, in particolare dell’Associazione della çameria, abbiamo avuto il modo e la respossibilità di decidere a rivolgersi Lei in vece del Commissario per la Giustizia e Diritti Umani della Commissione Europea.
Infatti, al nome dei rappresentanti della popolazione çama, ma anche al nome del nostro Partito (PDI), si come al nostro nome personale, io Tahir Muhedini e Amos Dojaka, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del PDI, vogliamo ringraziarvi per trovare il tempo e la pazienza di leggere questa nostra lettera (allegato una dossier anche) e riflettere sul caso della çameria per cui abbiamo giudicato di rivolgersi.
Vogliamo ringraziare in concreto la votra Commissione che tramite il Suo precedente Commissario Christ Patten, abbia accettato di raccogliere un documento al riguardo del caso giusto della çameria, depositatosi da un gruppo di europarlamentari della scorsa legislatura.
Vogliamo aggiungere che ben sapendo che nei altri occasioni simili il vostro contributo personale e politico e’ decisivo, ed approfittandosi dal caso, le vorremo fare pre-ringraziamenti al vostro nome personale, come anche dichiararvi che vogliamo affidare anche delle altre possibilità a far si che il caso della çameria va dritto alla sua soluzione giusta e democratica, sia dalle istituzione relativi Europei (al presente Vostro Ufficio dei Diritti Umani e della Giustizia nella Commissione Europea) che in quelli Albanesi e Greci.
Noi sappiamo che contare moltissimo sul vostro sostegno politico e personale per la battaglia che mira di ricuperare il rispetto di due dei diritti fondamentali per i nostro concittadini çami:
(il dirritto della Cittadinanza ed il dirritto della proprietà) e una cosa assolotamente giusta da fare.
Egregio signore,
caro Commissario,
Chiediamo con tutta la speranza della comunità dei Çami, del nostro Partito (PDI) il quale è congiunto a loro a sostenere la soluzione di un caso giusto, che simbolizza il nostro comune farvi fiducia e trasmettervi l’affidamento nostro, che il Commissario per la Giustizia e Diritti Umani della Commissione Europea, della quale la nostra intera Societa Albanese vuole a fare parte a pieno titolo, recuperiamo la possibilità a dare rispetto alla giustizia sul caso della çameria.
Allegato troverete un dossier realizzato da noi monitorando le relazioni Albanesi e Greci al riguardo di questo caso sospesso della Cameria, portando anche la retrospettiva neccessaria a far si di capire il caso in se stesso.
Cordiali Saluti,
Tahir Muhedini Presidente PDI
Amos Dojaka Segretario Generale PDI
Dall’8 di ottobre 2005
Le relazioni tra Grecia e Albania sembrano avere di mezzo il caso sospeso della popolazione dei Çami.
Purtroppo se il passato nasconde delle ingiustizie storiche ci dovrebbe essere per forza un futuro positivo ad aggiustarle per ottenere alla fine, dopo la giustizia, una pace permanente. Citando questa filosofia e per arrivare al concreto, vorremo informare Lei, di una visita del presidente della repubblica Greca, Karolos Papoulias nella città di Paramithia, nel nord della Grecia, per partecipare ed onorare l' anniversario di un evento storico accaduto il 29 settembre 1943, quando i nazisti, durante la seconda guerra mondiale, fucilarono 49 consiglieri Greci.
Pero, nonostante il fatto che né i notiziari greci, né i discorsi pronunciati in occasione dell’anniversario, abbiano menzionato il caso dei Cami, i testi di storia nelle scuole greche lo insegnano ai giovani greci che si trattò di un evento tragico in cui i nazisti, collaborando con dei cittadini Greci dell’origine Cama, hanno condannato e fucilato 49 patrioti greci.
Secondo questi testi storici, fu proprio questo massacro, storico per la Grecia, paese membro dell’Unione Europea, che causò l’odio greco nei confronti della popolazione Cama accusata di collaborazionismo con gli occupatori nazi-fascisti, e nel giugno 1944 con la forza vennero cacciati dalla Çameria circa 44.000 cittadini Greci di origine Cama e religione musulmana.
Ma, facendo riferimento a quella parte della storia che riguarda il rapporto tra Greci ed i Cami albanesi, bisogna dire che quell’evento fu il pretesto di un vero genocidio contro una popolazione innocente, della quale non furono risparmiati né donne, né bambini, né anziani greci, appartenenti alla popolazione musulmana Cama. Per di più, a questa popolazione furono altrettanto confiscati sia i beni mobili che immobili, terra, abitazioni, bestiame e arredi domestici.
Inoltre, all’evento “stranamente”, la parte della popolazione Cama di religione ortodossa non ha avuto lo stesso destino di quella musulmana anche se erano della stessa popolazione accusata e condannata come collaborazionista.
Per dare voce alla ragione scientifica storica, e non a quella politica e manipolata, bisogna dire che la Grecia, durante la sua storia, ha trattato tradizionalmente i cittadini di appartenenza musulmana come Turchi, cioè come dei nemici storici, e ha sempre usato ogni possibilità per mandarli fuori dal territorio Greco.
Secondo la storia, soltanto durante il periodo tra il 1921 e 1926 vi furono diverse deportazioni della popolazione albanese Cama di religione musulmana in quanto risposta alla deportazione della popolazione greca dell' Asia minore durante la rivoluzione turca guidata da Kemal Ataturko.
Ritornarsi nell’ultimo evento di Paramithia
Tornando all’ultimo evento, dobbiamo dire che quella visita del Presidente Greco Papoulias a Paramithia, era la prima, sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, di un presidente della Repubblica Greca a partecipare alla celebrazione di questo anniversario a Paramithia, regione di Thesprotia nella Grecia del Nord ai confini con l’Albania!
Infatti, anche che se sia stato evitato il riferimento alla collaborazione dei Cami con i nazisti, nella cerimonia tenutasi al riguardo, fonti giornalistiche Greche, oppure politicamente vicino ad Atene, pongono la visita del presidente greco a Paramithia in connessione al caso dei Cami.
E in effetti loro citavano un evento accaduto nell'aprile 2002, quando scoppiarono due bombe nella metropolitana di questa città ed alla stazione della polizia. Pero, anche se le autorità greche hanno arrestato e condannato due giovani greci in quanto autori dell’accaduto, i sopra citati media, ignorando questo fato e che nessuna organizzazione dei cami ha proclamato la responsabilità di quegli atti violenti, sottolineando artificialmente che tutto e’ accaduto nei territori dal quale sono stati cacciati i Çami, loro insinuano probabilmente per cattiverie!
Dal punto di vista giuridico non si potrebbe garantire nessuna delle opzioni, ma dal punto di vista politico, la cosa certo è molto significante. Questa visita presidenziale a Paramithia dovrebbe aver trovato le vere ragioni nelle ultimi organizzazioni legali e democratici dei Cami in Albania. Questa popolazione oramai si e’ raggruppata, oltre nell’Associazione çameria ed in un Istituto degli Studi della storia della Çamëria, che godono dello status di una ONG, si sono anche iscritti al nostro partito politico PDI che ha come parte del suo programma anche la soluzione democratica del caso della çameria.
Il Partito per la Giustizia ed Integrazione Europea (PDI), oramai dopo la richiesta delle Organizzazioni della popolazione çameria, oltre a svolgere il proprio ruolo nei confronti di tutti i cittadini albanesi, mira all’ottenimento di due cose principiali per la popolazione Cama: il diritto alla restituzione della proprietà ed al risarcimento di tutti i danni patrimoniali, ma anche il diritto della ambivalenza di cittadinanza, sia quella greca, che gli e’ stato ignorata tramite un decreto legge durante il regime comunista del dittatore Enver Hoxha; che quella Albanese che oramai godono d’anni.
I veri spunti in Albania
Infatti, la ragione che ha fatto sì che la popolazione dei Cami si decidesse nell’organizzarsi e rovilgersi anche ad un partito politico, bisogna dire, ha trovato spunto dopo che una risoluzione parlamentare nella scorsa legislatura Albanese, depositata da alcuni deputati del centro destra Albanese, appena stava per essere approvata dalla maggioranza dei deputati, e’ stata bocciata dopo l’intervento forte del partito della Unione dei Diritti Umani, cioè della minoranza greca in Albania, e secondo fonti giornalistiche, anche dopo un intervento forte di Atene nei confronti dell’ex Governo Socialista di Fatos Nano.
Un altro dato di fatto che potrebbe aiutare a capire meglio questa presentazione, sarebbe anche l’ultima iniziativa politica del partito dell’Unione per i Diritti Umani e dell’Associazione OMONIA, dei minoritari greci in Albania, che domandano una nuova registrazione della popolazione in Albania, includendo anche la fotografia religiosa ed etnica della società.
Noi non possiamo dire che fanno una tale richiesta spinti dall’ignoranza oppure dalle cattiverie, però avanzare tale richiesta all’unico stato della regione Balcanica, auto-dichiarato laico sin dalla proclamazione dell’indipendenza dopo la caduta dell’Impero Ottomano, e che e’ riconosciuto internazionalmente di un equilibrio storico religioso, certo che ci dovrà fare riflettere bene sia noi che Voi.
Reazioni Greche al confronto del caso dei çami.
Abbiamo la possibilità di informare che secondo i mass-media Albanesi, un cittadino Albanese ha aperto un caso legale presso un Tribunale di Thessalonico in Grecia. Infatti, fin ora nessuno conosce l’identità di questo cittadino Albanese, però si dice che lui ha aperto un processo legale per ottenere il diritto della proprietà familiare nella città di Thessalonico, la quale e’ stata confiscata nel 1940, secondo il decreto legge 2636, il quale ha confiscati sia i beni mobili che immobili, terra, abitazioni, bestiame e arredi domestici ad una popolazione considerata collaborazionista del nazi - fascismo.
Al confronto del caso legale, secondo le stessi fonti, il diritto della proprietà del terreno era infatti stato ereditato legalmente dal cittadino menzionato durante il 1967, e successivamente, nel 1993 lo stato Greco, senza essere il proprietario legale del terreno, aveva dato quella proprietà alla costruzione di un centro commerciale privato.
Però ad arrivare in concreto, sembra che il Tribunale di Thessalonico ha dato retta all’amministrazione statale Greca, paese membro a pieno titolo dell’Unione Europea, e non al cittadino privato, portando il capo procuratore della Tribunale di Cassazione Greca, Dimitros Linos, a chiedere al suo Tribunale di decidere che tutte le proprietà confiscate, ad allora cittadini Greci di origine Albanese, vengano messi legalmente operativi poiché il decreto legge 2636 e’ ancora in vigore ed a pieno titoli!
La storia di questo decreto legge ed una fotografia di retrospettiva storica
Caro Commissario, forse qualcuno non ci crederebbe, pur essendo uno storico di professione, nonché un cittadino tra i milioni di voi, però l’origine di questo decreto legge viene sin dall’epoca in cui Italia occupò l’Albania nel 1939, proclamando così anche l’Unione Reale Italo – Albanese, e quando il suo alleato, la Germania, occupò Romania e Bulgaria, facendo cosi che nel 1940 la Grecia impaurita della precipitazione della situazione, tramite un decreto legge chi si e’ intitolato 2636, proclamò la guerra contro l’Unione Reale Italo – Albanese.
Infatti, basato sullo stesso decreto legge, le autorità giudiziarie e militari greche hanno realizzato un vero genocidio contro la popolazione Cama Albanese di religione musulmana che all’epoca erano cittadini greci a pieno titolo.
Tramite lo stesso decreto legge, implementato dai Tribunali Militari Greci dell’era, a questi cittadini gli sono stati confiscati sia i beni mobili che immobili, terra, abitazioni, bestiame e arredi domestici, dichiarandole proprietà del nemico, cioè del Regno Unito Italo – Albanese e dei collaborazionisti della nazismo tedesco.
Ma, facendo riferimento a quella parte della storia, incidentalmente quando Italia proclamò guerra alla Grecia, l’Albania automaticamente era legata al fatto storico, e nel 1941 essendo occupata dall’Italia, diventò una base militare per invadere militarmente la Grecia.
Citando la storia santifica e non quella manipolata, la politica dell’Italia dell’epoca aveva promesso agli Albanesi di liberare i territori Albanesi, principalmente della çameria, messi ingiustamente sotto il dominio della stato Greco.
Per di piu, con la capitolazione dell’Italia e del dopo invasione della Germania nei Balcani, quest’ultimo evento storico ha portato formalmente anche una “unificazione” dei territori Albanesi nei Balcani, facendo cosi funzionare formalmente anche un’amministrazione comune Albanese.
Ai giorni d’oggi, non citando qua i patti storici e gli sviluppi politici del durante la guerra fredda, quell’epoca viene considerata nulla al confronto dell’Italia e la Germania, visto che tutti tre gli stati fanno oramai parte, a pieno titolo, dell’Unione Europea e della NATO.
Peraltro, lo stato Greco ha deciso di non abolire a pieno titolo il decreto legge 2636, facendo anche delle assurde acrobazie politiche. E’ molto possibile, però non confermato profesionalmente, che il governo greco ha fatto abrogare tale decreto legge sin dal 1987, però il Parlamento greco non ha ricevuto ancora niente per ratificarlo e farlo entrare in vigore a pieno titolo!
Riflessione d’oggi in Grecia al confronto d’Albania
Ovviamente che tale ipotesi, bisogna essere verificato in modo professionale, istituzionale e politico anche in dimensioni Europei, rispettivamente anche dal Vostro Molto Importante Ufficio, però bisogna aggiungere in piu che, sin dal 1996 la Grecia ha realizzato anche un Trattato di Amicizia con l’Albania, firmato rispettivamente dall’allora presidente Greco, Andreas Papandreus e il presidente Albanese, Sali Berisha.
Tanto e’ vero che e’ questo Tratatto di Amicizia ha portato la base legale delle facilitazioni dei progetti economici e finanziari della Grecia ad ottenere il primo posto nella classifica degli investimenti stranieri in Albania. Pero, a fare la fotografia della situazione Greca al riguardo degli Albanesi ed Albania, bisogna concludere in modo coerente.
Citando qua il detto “la casualità è la chiave del destino” bisogna informare che la Grecia festeggia ogni 28 di Ottobre la liberazione del paese dalla occupazione fascista, e secondo la tradizione popolare, le scuole della Grecia da anni fanno premiare gli alunni migliori, dando la possibilità di issare la bandiera greca davanti alla scuola ed altri alunni. In effetti, negli ultimi 10 anni, e’ successo che tanti alunni migliori delle scuole Greche erano “casualmente” degli Albanesi, provocando cosi una onda di razzismo inaudito greco contro gli Albanesi immigranti.
Secondo la stampa greca ed Albanese, soltanto di recente si sono verificati due casi: a Patra in una scuola media, gli alunni greci hanno abbandonato le lezioni poiché, Sonila Metushi, Albanese era eletta ad essere la prima della scuola e dovrebbe issare lei la bandiera greca davanti alla scuola;
ed a Thessalonico, ad un altra scuola media, per giorni diversi gli alunni greci hanno protestato poiché, il consiglio pedagogico della scuola aveva premiato Irini Xhimo, un’alunna Albanese, ad issare la bandiera.
Per concludere questo argomento, secondo un ultimo rapporto dell’ottobre 2005 di Amnesty International, le autorità Greche generalmente, e particolarmente quelli della polizia fanno un eccesso dell’uso della forza contro i cittadini Albanesi immigrati in quel paese.
5 Novemre 2005
Un incidente diplomatico tra Albania e la Grecia
Caro Commissario per la Giustizia dei paesi membri dell’Unione Europea, dobbiamo informarvi che nell’1 di Novembre, il presidente greco, Karolos Papoulias, ha realizzato una visita informale in sud dell’Albania.
Infatti e purtroppo, quella visita si e’ interrotto da una imprevista decisione dello staff diplomatico della presidenza Greca. Poi, il Presidente Greco Papoulias, appena visitato la cita Albanese di Argirocastro, e partito per la città di Quaranta, in cui era previsto anche un incontro con il Presidente della Repubblica d’Albania, Alfred Moisiu, invece di arrivare al incontro con presidente Albanese, ha deciso di tornarci in suo paese!
Subito dopo, secondo i fonti Greci di mass media, le autorità Greche hanno dichiarato che questa decisione era preso dai due presidenti rispettivi per motivi di sicurezza, visto che a Quaranta un gruppo di cittadini Cami aveva organizzato un comizio di benvenuto al presidente Greco.
Pero dall’altra parte, la risposta della presidenza Albanese e stata immediata. Il porta voce della presidenza Albanese ha realizzato una conferenza stampa, facendo presente che il presidente Alfred Moisiu giudicava che la decisione presa dal presidente Greco di non realizzare la sua visita a Quaranta e non incontrare il Presidente Albanese, era del tutto irrazionale e senza precedenti nelle relazioni tra i due paesi. Il porta voce ha aggiunto che le forze di polizia avevano offerto tutte le garanzie dovute e che il comizio era del tutto democratico. Concludendo, il porta voce ha dichiarato che nonostante ciò, il Presidente Albanese continuerà a lavorare che le relazioni tra i due paesi si rafforzano in futuro.
Tale dichiarazione e’ stata seguita poi anche dal porta voce del Ministero degli Affari Esteri della Grecia, il quale ha tenuto una conferenza stampa. Secondo il porta voce greco la responsabilità era del tutto delle autorità Albanese che non hanno rassicurato la visita del Presidente Papoulias, e di aver dato il permesso ai cami di realizzare il comizio.
Il porta voce Greco non ha dimenticato a dire che tali incidenti non aiutano Albania che vuole far parte della Unione Europea, alludendo che la Grecia potrebbe usufruire il Veto.
Ma, cosa e’ successo per la verità dei fatti? I rappresentanti della minoranza dei cami tramite il comizio organizzato da loro, erano presentati con dei slogan scritti in Albanese ed in Greco, tramite cui avevano giudicato a dare il loro benvenuto al presidente della Grecia, che e’ stato del loro stato formalmente fino al 1953, l’anno in cui, la cittadinanza Greca e’ stata ignorata in modo collettivo, dandoci la cittadinanza Albanese nello stesso modo collettivo a tutti i Cami dell’Albania.
Loro, cioè i cami, tramite questo comizio chiedevano al Presidente Greco, che infatti viene considerato un politico moderatore e libertario specialmente al confronto degli Albanesi ed Albania, di far si, che loro godono il diritto legale di entrare in Grecia per tornare nelle loro case e terre nella regione di Cameria.
Bisogna dire che loro non hanno dimenticato di menzionare anche il fatto che il Presidente Papoulias era cresciuto in convivenza con una famiglia Albanese Cama e musulmana come loro.
Come succede spesso nei Balcani, nell’indomani i primi titoli dei giornali Albanesi e Greci dicevano: Un incidente diplomatico tra Tirana ed Atene, ma ognuna delle parti giornalistiche incolpava l’altro paese come principale responsabile dell’accaduto, pero questa volta per fortuna quest’accaduto e’ stato interpretato anche dai altri mass media internazionali come Free Europe Radio, Radio radicale dell’Italia, BBC, Voice of America, e altre. E nonostante ciò, non sono mancati anche incidenti violenti contro gli emigranti Albanesi in Grecia.
Un altro incidente tra L’Albania e Grecia
Il 26 di febbraio 2006 a Himara, una città molto modesta del sud Albania, quella che avrebbe dovuto essere una festa per l'inaugurazione di una scuola, è stata trasformata in una manifestazione politica organizzata dall’OMONIA, l’organizzazione della minoranza greca dell’Albania! I partecipanti all'inaugurazione hanno chiesto l'unificazione di Himara con la Grecia!
Slogan come “Viva la Grecia”, “Himara è della Grecia” e tante bandiere Greche e soltanto una bandiera Albanese, hanno accompagnato l’arrivo del vice ministro degli affari esteri della Grecia, Evripidis Stilianidhis e un grande gruppo di diplomatici Greci alla festa.
I mass media hanno fatto sapere che l’organizzatore della festa l’OMONIA, con a capo il sindaco di Himara Vasil Bollano hanno invitato in maniera selettiva i partecipanti alla festa.
Mentre il mondo politico a Tirana era impegnato fuori e dentro il parlamento nel dibattito su una mozione di sfiducia presentata dall'opposizione socialista contro il presidente del parlamento On. Jozefina Topalli, era prevista anche una partecipazione dalla parte Albanese all’inaugurazione della scuola greca ad Himara.
Albert Gajo e Gjergji Bojaxhi, rispettivamente vice ministro della Integrazione Europea e vice ministro dell’Economia erano partiti per partecipare all’inaugurazione. Gjergji Bojaxhi, però, appena saputo che l’edificio della scuola non aveva ottenuto legalmente il permesso di costruzione e che anche l'autorizzazione della funzione della scuola non era stata ottenuta dal Consiglio Municipale di Himara, ha deciso di boicottare l’inaugurazione.
Reazioni in Albania al riguardo dell’evento
Il Ministero dell’educazione dell’Albania, tramite il suo porta voce Ermelinda Muho, ha fato sapere che sia la Commissione delle Valutazione delle Scuole di questo livello nel Ministero dell’Educazione che il Ministro, Genc Pollo, hanno dato l’OK e firmato la richiesta formalizzata da una ditta privata che ha realizzato anche un'altra scuola simile greca nella città Albanese di Koritza.
Però, secondo la legge, tale licenza diventa effettiva solo dopo essere stata siglata dal Consiglio dei Ministri albanese e firmata dal premier. Quest' ultimo, secondo il portavoce, non aveva ancora firmato niente, ma anche se avesse firmato il premier stesso, sempres secondo il portavoce tutto potrebbe essere effettivo per l’anno scolastico 2006 - 2007.
Confermando questo, Sali Berisha, il premier dell’Albania, ha dichiarato che la scuola Greca di Himara non rappresenta nessuna preoccupazione per il suo governo, ma l'assenza dei rappresentati del ministero dell’educazione era del tutto giustificato, poiché una scuola dovrà essere inaugurato quando iniziano i lezioni. Noi dobbiamo dire - ha aggiunto il premier - siamo del tutto d’accordo, ma le lezioni in quella scuola partiranno soltanto nel mese di settembre, oppure al primo giorno di ottobre di ogni anno.
Pellumb Xhufi, ex Ambasciatore dell’Albania a Roma, ed ora vice presidente del Movimento Socialista per l’Integrazione Europea, ha chiesto che la Presidenza della Repubblica reagisca al riguardo di quanto accaduto provocato dall’estero in modo vergognoso. Xhufi, dichiarando che quanto accaduto a Himara offende i sentimenti di tutti i cittadini Albanesi ed in particolare quelli di Himara, ha aggiunto che il suo partito considera l’apertura della scuola Greca di Himara e quella di Koritza come atti non maturi dalla parte Albanese.
Delle valutazioni della politica Greca al riguardo dell’integrazione Europea dell’Albania.
Vangjel Dule, presidente del Partito per la Unione dei Diritti Umani in Albania, conosciuto da tutti come il partito della Minoranza Greca, presente personalmente nella festa, ha dichiarato che non ha notato niente di scortese e non democratico nell’evento di Himara. Vangel Dule, ignorando le richieste dei presenti sulla unificazione di Himara con la Grecia, che a dire il vero secondo gli studiosi non ha niente a che fare con la tradizione Greca, ha aggiunto che il diritto di essere educato in una tale scuola, è una condizione al confronto dell’Albania nella via dell’Integrazione Europea!
Questo fa pensare che ci sia una strategia precisa dalla parte delle autorità greche per portare a termine a tutti costi tali eventi. Invece di aspettare l’inizio normale dell’anno scolastico, cioè settembre 2006, per inaugurare la scuola Greca di Himara, hanno trasformato l’inaugurazione di una scuola in una manifestazione politica. Questo perché, a settembre oppure a ottobre all’inizio dell’anno scolastico in Albania, sarebbe esaurito il passaggio dalla parte tecnica alla parte politica dell’Accordo di Stabilizzazione ed Associazione dell’Albania con l'Unione Europea. Cioè, secondo tutte le dichiarazioni ufficiali, sarebbe conclusa la fase di ratifica dell'accordo da parte dei singoli parlamenti dei 25 paesi membri dell’Unione Europea, e con loro anche dal parlamento Greco, che in tal e caso, non avrebbe nessuna possibilità di rinviare una tale data storica al confronto dell’Albania.
Intanto, dall’altra parte, il presidente greco Karolos Papoulias, in sintonia con questa strategia aveva ricordato pubblicamente a Tirana di stare molto attenta nei suoi rapporti con la Grecia e con la minoranza Greca dell’Albania se vuole integrarsi nell'Unione Europea.
Infatti in questa logica, anche il vice ministro degli affari esteri della Grecia, Evripidis Stilianidhis nel suo intervento tenuto nella cerimonia dell’inaugurazione della scuola greca di Himara, ha dichiarato che tale evento è il primo passo dell’Albania sulla via dell’integrazione nell’Unione Europea. Stilianidhis, definendo i cittadini Himarioti come dei patrioti Greci, ma certo soltanto i partecipanti della festa e non il resto dei cittadini Albanesi di Himara, ha aggiunto che la minoranza Greca dell’Albania sarà un ponte per una migliore collaborazione tra l’Albania e la Grecia!
Il Trattato dell’Amicizia tra Albania e la Grecia
In effetti le relazioni dell’Albania con la Grecia sono definite da un Trattato di Amicizia ratificato nel 1996. Questo trattato tra altro definisce la necessità che ambe due le parti facciano il possibile per risolvere i problemi riguardanti le proprietà e l’educazione delle rispettive minoranze nei due paesi.
Peraltro, il vice ministro degli esteri greco, Evripidis Stilianidhis, mentre da una parte dichiarava che la scuola di Himara è il primo passo dell’Albania sulla via dell’integrazione Europea, dall'altra in una intervista pubblicata dal giornale “Shekulli” (il Secolo) ha costretto la giornalista Lindita Cela a chiedere tre volte consecutivamente se anche la Grecia farà il possibile per aprire scuole in lingua Albanese. Il vice ministro, quando non ha più avuto modo per evitare la domanda con la inutile retorica del caso, ha risposto che per il momento non si è discusso niente di tale possibilità, ma che forse in futuro…!
Secondo l'agenzia greca ANA il 9 di febbraio 2006 la Corte di Cassazione greca ha risposto alla richiesta presentata nell'ottobre 2005 dal Procuratore Generale, Dimitros Linos, autorizzando lo stato Greco a vendere legalmente le proprietà dei cosiddetti collaborazionisti del fascismo durante la seconda guerra mondiale, cioè di tutti Albanesi, inclusi i Cami, che invece chiedono che siano riconosciuti i loro diritti negati.
Dobbiamo dire chiaramente che questa decisione della Cassazione Greca ha preso lo spunto dal decreto legge 2636 del 1940. Cioè dall’epoca in cui Italia occupò l’Albania proclamando così anche l’Unione Reale Italo-Albanese, atto politico che fece precipitare la situazione provocando la reazione della Grecia che proclamò la guerra contro l’Unione Reale Italo - Albanese.
Le reazioni in Albania in relazione a questa decisione della Corte di Cassazione greca
È chiaro che le reazioni al riguardo del caso non sono mancate in Albania, però sono venute all’attenzione dell'opinione pubblica albanese in modo troppo moderato.
L’Associazione Patriottica della Cameria, guidata da Servet Mehmeti, il nostro Partito PDI (la Giustizia ed Integrazione Europea), il Movimento per l’Integrazione Europea dell’Albania, dell'ex premier Albanese Ilir Meta, la Istituzione Statale dell’Avvocato del Popolo ed il suo primo avvocato Ermir Dobjani, hanno definito tale decisione ingiusta ed assurda ed hanno chiesto al Governo di reagire in modo istituzionale al riguardo.
A tali richieste pubbliche ha dovuto rispondere il premier dell’Albania, Sali Berisha, il quale ha dichiarato che tali casi dovranno essere risolti tramite i gruppi comuni e i rispettivi esperti secondo gli accordi presi nell’incontro avuto ad Atene lo scorso messe con il suo omologo, il premier Greco Karamanlis. Il primo ministro albanese, ha affermato che tutto dovrà essere risolto alla luce di Trattato dell’Amicizia del 1996 altrimenti verranno risolti al di fuori delle istituzioni nazionali, portandoli all’attenzione del Tribunale Europeo di Strasburgo.
In ogni caso, fino ora, nessun passo è stato fatto da parte del Governo di Sali Berisha. Sembra che il ruolo della Grecia al riguardo dell’integrazione dell’Albania nell’Unione Europea e i circa 600.000 cittadini Albanesi che lavorano e vivono in Grecia, hanno messo la politica di Tirana in grande difficoltà.
Dobbiamo dire che durante il precedente governo del Partito Democratico di Berisha, cioè durante gli anni 1992 - 1997 si sono verificate tante operazioni violente della polizia greca contro gli emigranti albanesi in Grecia che purtroppo anche se da più di dieci anni vivono in quel paese Europeo fin ora non sono stati ancora legalizzati.
Altri Informazioni relativi che aiutano a capire le relazioni dell’Albania con la Grecia
Due righe nonché per la storia religiosa Albanese.
Tanto è vero che secondo i storici, la conversione in massa degli Albanesi dal Cristianesimo ad Islam è successo durante due specifici secoli (XV – XVII) in cui l’invasione ottomana gradualmente ed in modo repressivo forte ha spinto la conversione in massa degli Albanesi.
Per altro, bisogna informare che secondo lo storico italiano, Roberto della Rocca, il suo libro “Nazione e Religione in Albania, 1920 – 1944”, le grande e nobile famiglie Albanese erano convertiti in cattolici prima della occupazione ottomana per resistere ai tentativi di assimilazione dalla parte dei Greci e Slavi ortodossi che sempre hanno fato confondere la religione con la nazionalità.
Ed è qui che bisogna trovare la possibile chiave delle conversioni diverse degli Albanesi nella loro tumultuosa storia. Ma, di certo per quanto possiamo assumere tramite una tale dossier e per essere coerenti, bisogna ricordare che nessun fenomeno è uno dimensionale, oltre all’argomento prima menzionato potrebbe essere anche una certa inclinazione naturale al confronto dell’allora nuova filosofia religiosa dell’Islam.
Dal punto di vista della storia politica, secondo i storici anche, i discendenti degli Albanesi, gli Iliriani prima dell’Epoca Cristiana erano Pagani, ma con la ufficializzazione del Cristianesimo dall’Imperatore Romano, Giustinnano il Grande, e con l’invasione dei territori di Iliria, gli Iliriani sono convertiti in Cristiani come il resto dell’impero.
Pero, con la divisione dell’impero romano dall’Imperatore Costantino il Grande in due parti; cioè nell’Impero Romano Occidentale con centro a Roma d’oggi, ed Orientale con centro a Costandinopoia, ad oggi Istambul, Turchia, i territori Iliriani hanno presso un ruolo molto complesso in mezzo delle due imperi antagonisti.
In effetti, chi è stato la principale ragione che ha realizzato tale divisione in mezzo dei territori di allora Iliria, ed oggi Albania, Kosovo, Grecia, Monte Negro e Macedonia, nessun storico sa dire, pero tale decisione sorprende dal punto di vista scientifico, anche nei giorni d’oggi. La storia è testimone che tale divisione ha costituto Iliria come parte amministrativa dell’impero orientale, pero religiosamente sotto le autorità eclettiche del papato di Roma.
Citando la storia noi dobbiamo definire che la non conformità tra la giurisdizione politica e quella religiosa, è stata il primo serio passo storico allo destino tremendo Albanese. Subito dopo questa nazione ha dovuto vivere in mezzo delle due imperi, di quell’epoca, oppure anche dei nostri tempi moderni, ma sempre in contraddizioni forti, Facendo si che i territori Iliriani, ora Albanesi, diventassero per sempre un campo delle battaglie multi dimensionali, cioè militari, economici e culturali.
Altre due righe per l’unico stato laico nei Balcani
Caro Commissario, ovviamente per capire la fotografia complessa degli Albanesi al confronto delle religione, bisogna per forza, risalire nelle origine dei problemi.
Infatti, Vaso Pasha, un grande poeta del rinascimento Albanese, ha scritto che “la religione degli Albanesi e’ L’albanismo” e questa filosofia e’ sempre stato il laico - motivo del nazionalismo Albanese a contrapporsi alle sempre tentativi di assimilazione di altri nazioni regionali che usavano la religione loro per motivi politici di espansione.
Ma, facendo una veloce retrospettiva storica del dopo la caduta dell’impero ottomano, dobbiamo dire che sia dal punto di vista religiose che politica, l’unici nuovi stati indipendenti Balcanici di quell’epoca che hanno avuto risultati positivi, al massimo possibile, erano soltanto gli stati che hanno usato la religione o dire meglio la Chiesa. Ricordando qui che secondo la tradizione Ottomana, la chiesa aveva tanti attributi amministrativi, includendo anche la raccolta tasse, I greci, Bulgari, e Serbi fanno considerare che i loro stati si sono fondati e mantenuti in piedi dalla Chiesa, oppure almeno i loro stati erano a metta fondati sin prima della caduta dell’impero.
E tanto vero che gli Albanesi essendo nella maggioranza loro Musulmani, e poi il resto cattolici ed ortodossi, non avevano la possibilità di trovare il loro stato, appena proclamata indipendente, a metta fondato dalla loro Chiesa oppure Moschea.
Secondo Aurel Plasari, uno storico Albanese di origine Arumena, “lo stato Albanese, sembra quelle persone straordinari che lo hanno fondato, hanno scelto il modello europeo occidentale di stato a far si che la convivenza tra gli Albanesi era possibile entro lo stesso stato. Cioè, il modello emancipato e liberale in cui la Chiesa, Moschea e la religione erano separati dallo stato”.
Come ci si capisce facilmente, la religione non ha assistito gli Albanesi nella via storica e difficilissima delle fondamenti del loro stato, ma optare lo stato laico, certo avendo una “fattura” pesante da pagare, purtroppo fino ai giorni d’oggi, loro hanno potuto scegliere in modo intelligente il massimo possibile, mostrandoci abili di costruire la base politica della convivenza eccezionale delle religioni durante la storia Albanese.
La mappa religiosa degli Albanesi dell’Albania
Infatti, secondo i dati tradizionali, ma non confermati professionalmente di recente, la nostra società e’ composta da 10 % cattolici che generalmente sono abitanti del nord Albania, 20 % ortodossi che generalmente sono abitanti del sud, ed il resto Musulmani.
Infatti, questi ultimi, si fanno comporre dai Musulmani tradizionali ed i Bektashiani, i quali col passar della storia hanno cercato di configurare un autocefalismo, autonoma, della religione Musulmana. Ma, di certo questi dati vengono sin dal regime monarchico dell’Albania, cioè circa l’anno 1938, e questa mappa dovrebbe essere cambiata molto. Questo cambiamento dovrebbe essere sviluppato molto specialmente durante circa 40 anni di ateismo dell’Albania, e ricordando qui la inclinazione tradizionale Albanese al confronto dell’Occidente, e specialmente all’Italia, anche durante il periodo del pluralismo culturale del dopo 1990, i quali con multi - pluralismo religioso anche, dovrebbe aver cambiato molto di più la configurazione religiosa degli Albanesi.
Vorremo dire che nel 2003, durante una investigazione giornalistica fata per conto di un programma televisivo del canale “GjeliVizion”, dopo domandati i giovani praticanti delle religioni, come avevano scelto la loro religione, hanno risposto che facevano praticare la religione rispettiva, non per scelta tradizionale famigliare, ma per scelta loro culturale.
Tradotto, in parole povere, ci risultata che, molto di loro erano diventati cattolici poiché avevano incontrato un cittadino italiano che predicava il cattolicismo, gli altri erano diventati Ortodossi poiché avevano incontrato un cittadino greco che predicava ortodossismo, ed il resto un arabo, oppure Turco e cosi via.
Ma, ci risulta anche che tanti altri giovani seguano tanti altri ritti nuovi religiosi, pero analizzando razionalmente questa fotografia, dobbiamo dire che molto di loro seguano le prediche anche per imparare le lingue rispettive straniere, ed in Albania si sa che l’imparare delle lingue straniere e un “hobby” della intera gioventù.
Dall’altra parte dobbiamo dire che la percentuale possibile dei giovani Albanesi che conoscono le lingue orientali e’ minima, invece l’italiano ed inglese la conosce la maggioranza di loro, ed il greco un percentuale considerabile.
Due righe per la storia dell’Emigrazione dall’Albania
La storia dell’emigrazione Albanese e’ partita durante il 1990 con l’apertura del paese più isolato dei regimi del mondo ex comunista, che infatti aveva istallato un regime dei più ortodossi.
Il 2 di Luglio 1990 i cittadini Albanesi, maggior parte loro giovani, hanno invaso tutte le ambasciate occidentali di Tirana, capitale dell’Albania per arrivare ai paesi rispettivi. All’epoca, nessun di loro che si sono definiti banditi dal regime, non ha invaso ne una ambasciata dei paesi che non apparteneva all’occidente. Le ambasciate più invase erano quella Italiana, Tedesca, Francese, Greca, e altre, e tutto questo, secondo l’affinità che la società Albanese aveva con i paesi menzionati.
Poi, dopo, con l’arrivo della democrazia e pluralismo politico in Albania, i giovani hanno invaso il mare per arrivare nel mondo della democrazia e libertà Italiana, per cui erano informato tramite la televisione Italiana. Nonostante ciò, gli Albanesi non hanno smesso di contrapporsi alle politiche proibizioniste dell’unione europea e specialmente I paesi membri, Italia e la Grecia, continuando in modi differenti illegali e legali ad ottenere poi, tramite le rispettive procedure secondo il paese, la possibilità di lavorare e vivere legalmente.
Sembra che la distanza geografica più vicina, i modi più facili via terra tra i due paesi, hanno fato si che gli Albanesi emigranti che maggior parte loro sono entrati illegalmente in paesi rispettivi hanno dato i specifici risultati. Risulta, secondo differenti dati pubblici, in Italia vivono e lavorano circa 100 - 150 mille emigranti Albanesi, invece in Grecia circa 350 – 400 mille Albanesi, e che tutti insieme portano circa 500 Milioni di USD all’anno in Albania.
Interpretazione dal punto di vista politico
Secondo i dati pubblicati dall’Istituto delle Statistiche dell’Albania, l’unico istituto professionale sul campo in Albania, all’inizio del 1997 sono stati legalizzati circa 62.000 emigranti Albanesi in Italia, invece in Grecia sono stati legalizzati circa 10.000 emigranti. Certo che la fotografie delle cifre parla do solo. Nonostante ciò, si sa che l’Italia non ha mai imposto delle differenze religiose al confronto degli Albanesi emigranti, ma la Grecia, purtroppo, ha seguito una politica differente che non soltanto offriva più facilità alle persone della religione ortodossa ma anche della nazionalità non Albanese. Tale politica ha fatto si a costringere un numero immenso degli Albanesi, che per motivi economici ora lavorano e vivono nelle città Greche, a cambiare anche i loro nomi da originari Albanesi in Ortodossi Greci.
Questo e’ successo sia in termini giuridici, cioè cambiando ufficialmente i nomi anche nelle istituzioni Albanesi, anche in modo non giuridico, cioè portando a loro tanti problemi quando tornati nella loro patria. E tutto questo, poiché altrimenti non avrebbero la possibilità di trovare lavoro, di essere accolti e non rifiutatosi.
Secondo i mass media un giornalista Albanese seguendo un sonddaggio durante 1995 ad Atene, capitale della Grecia, in 10 emigranti che ha avuto la possibilità d’incontrare, 7 di loro avevano cambiato il nome: Agron era nominato Janis, Gjergj era nominato Jorgo, Vjollca era nominata Violeta, Skender era nominato Kristaq e cosi via tutti.
Ma, dall’altra parte, come e’ pubblico, tradizionalmente la Grecia ha considerato i cittadini della religione ortodossa dai territori Albanesi, come Greci, tentando cosi che la percentuale dei cittadini Albanese della religione Ortodossa, cioè circa 20 % della intera popolazione dell’Albania, venisse teoricamente considerato di origine Greca. Questo probabilmente, a far si che aumentare la percentuale della minoranza Greca in Albania.
Tale politica espansionista e sofisticata potrebbe avere dimensioni geopolitiche, poiché la maggior parte della mappa religiosa ortodossa si configura nel sud dell’Albania, parte confinante con la Grecia.
Infatti e’ questa parte geografica dell’Albania in cui si sono stabilizzati i minoritari Greci che, secondo i dati pubblicati dagli organismi internazionali fanno circa 70.000 abitanti che invece dai fonti Greci vengono considerati più di 200.000.
La fotografia recente dell’emigrazione Albanese in Grecia
Infatti, di recente, i mass – media Greca ed Albanese, con tanta euforia, hanno fato sapere all’opinione pubblica che il Governo Greco ha deciso di permettere a passare i confini Greco – Albanesi, dal 15 di Dicembre 2005 fino al 30 Gennaio 2006, tutti emigranti Albanesi che vorranno passare le feste di Natale e Capo d’anno in Albania.
Pero, tale esperienza “democratica” viene fato ripetere ogni fine d’anno e per ennesima volta anche per il 2006. Infatti, dopo le vacanze del fine dell’anno, appena tornano in Grecia, gli emigranti dovranno ricominciare le procedure annuali della legalizzazione loro che secondo diversi fonti pubblici hanno un caro prezzo finanziario.
Sig. Jorgos Alevizakis, Segretario Generale della Confederata Sindacale della Grecia, citatosi dal giornale Albanese, “Shekulli”, dice che il numero degli emigranti illegali che verranno legalizzati per il 2006 sarà minimale, poiché, secondo lui, le procedure da compiere sono care ed i criteri difficilissimi.
Secondo lo stesso articolo di “Shekulli” ed il suo autore Dritan Haxhia, una famiglia di 4 persone dovrà pagare, se li hanno in effetti, circa 5 – 6 mille euro all’amministrazione Greca per la legalizzazione annuale loro.
Continuando questa logica, dobbiamo ricordare che l’ex Ministro Greco degli Affari Esteri, Pangallous, ha accusato la politica attuale del suo paese che al confronto degli emigranti segua un modo fascista. Infatti, secondo i mass media, tale intervento dell’ex ministro, formalmente ha fato reagire positivamente le istituzioni in questa parte dell’Unione Europea. Pero, secondo li stessi fonti di mass media, sia Greci che Albanese, il nuovo orientamento politico del Governo Greco non ha funzionato nella parte dell’amministrazione non politica.
Secondo gli stessi fonti, e’ risultato che quando gli emigranti andavano nelle loro rispettive uffici amministrativi locali, gli impiegati non sapevano nulla sulle nuove politiche del governo loro, ed usavano le vecchie regole, facendo si che, un numero immenso dei emigranti non facesse entro la data del limite per legge le procedure della legalizzazione.
Probabilmente tutto questo e’ successo poiché I due partiti più grandi della politica Greca, la Nuova Democrazia ed il PASOK, lo hanno fato tale issue importante per la vita degli emigranti, un elemento della politica interna. Il Ministro degli Affari Interni della Grecia, Prokopis Pavlopulous, appena rilasciato l’ordine per permettere gli emigranti Albanesi a passare le feste della fine dell’anno in Albania, dimenticando che tale elemento e’ oramai un rituale consueto e non serve come una soluzione democratica permanente, ha dichiarato che la vita degli emigranti e’ un barometro per confrontare la politica del suo Governo con quella del governo precedente dei suoi opponenti politici.
Ma, come possiamo capire facilmente anche il prossimo anno sarà venduto come democrazia tale politica proibizionista Greca, e noi probabilmente, invece di prepararvi un recente dossier vi dobbiamo rispedire questa attuale…
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