Radio Radicale per Bollanon dhe UCC Il passato che pesa ancora tra Grecia ed Albania... Anche questo sabato siamo al momento della corrispondenza dall’Albania per cui ci colleghiamo con Tirana dove c’è Artur Nura per aggiornarci sugli sviluppi recenti degli avvenimenti che riguardano in particolare i territori albanesi del Balcani. Avvenimenti magari minori, di cui si sa poco, soprattutto qui da noi in Italia ma che hanno una loro importanza. Buona sera Artur.
Buona sera Roberto. Salutando come di consueto i nostri ascoltatori vorrei aggiungere che io credo che questo aggiornamento lo dobbiamo fare anche per chi vuole capire veramente quello che succede generalmente nei Balcani ed in particolare, come hai detto tu, nei territori albanesi dei Balcani che mi riguardano personalmente. Informandoti che non mancano qualificati ascoltatori del nostro programma "Passaggio a Sud Est", e ringraziandoli per l’attenzione che ci danno, vorrei affermare che tale situazione ci spinge a impegnarci per lavorare di più non soltanto per dare delle notizie, ma anche per analizzare dal di dentro queste notizie. Per quanto riguarda la corrispondenza di questa sera, mi sembra che sia utile tornare su una questione di cui abbiamo parlato altre volte, cioè i rapporti non sempre facili tra Albania e Grecia a proposito delle rispettive minoranze. La settimana scorsa hai parlato delle polemiche provocate dalle dichiarazioni di un esponente della minoranza greca in Albania che è anche sindaco di una città albanese. Ci sono sviluppi di questo caso? Sì, e per iniziare con la nostra corrispondenza ed essere coerente con quello che abbiamo detto al principio, confermo che le dichiarazioni di Vasil Bollano, il sindaco della città di Himara, esponente del Partito dell’Unione per i Diritti Umani, conosciuto come il partito della minoranza greca hanno suscitato altre reazioni sia in Albania che in Grecia. Come abbiamo detto sabato scorso, secondo Bollano la minoranza greca dell’Albania dovrebbe chiedere l'autonomia amministrativa e politica e così come l'Albania sostiene l’indipendenza del Kosovo, la Grecia dovrebbe chiedere l’autonomia del Vorio Epiro che è la regione che attualmente si trova nel sud dell'Albania, ma che è rivendicata da alcuni nazionalisti greci ancora nei giorni d’oggi. Nella scorsa trasmissione avevamo detto che tale dichiarazione è stata contraddetta da molti esponenti politici albanesi sia del centro destra sia del centro sinistra e anche da altri esponenti dello stesso partito della minoranza greca, ma quando la polemica sembrava conclusa l’ambasciatore greco a Tirana, Constadinos Kokosis, rispondendo in modo ambiguo alle domande dei giornalisti ha detto che Vasil Bollano potrebbe aver ragione in quello che ha dichiarato sull’autonomia dei territori albanesi del Vorio Epiro. Questa dichiarazione dall’ambasciatore greco ha dato certamente un peso politico diverso al caso, spingendo l’opinione pubblica albanese e specialmente la parte qualificata dei professionisti, a risalire agli anni della crisi finanziaria del 1997 che ha provocato gravi conseguenze in Albania. Dobbiamo ricordare che all’epoca l’allora presidente della repubblica albanese, Sali Berisha, attualmente primo ministro, accusò pubblicamente la Grecia di essere la promotrice della crisi albanese. Infatti, dal sud dell’Albania, cioè dal cosiddetto Vorio Epiro, venivano i maggiori attacchi contro le istituzioni statali albanesi... E ora in questo caso Sali Berisha e la sua maggioranza come hanno reagito alle dichiarazioni dell’ambasciatore greco? E come ha risposto il parlamento? In effetti, né il premier Berisha, né il governo, né il ministero degli Esteri hanno reagito ufficialmente al riguardo. Non si sa se ci sono state reazioni ufficiose, però questa situazione ha soltanto una spiegazione politica. Sembra che le accuse dell’allora presidente Sali Berisha contro la Grecia, almeno dal punto di vista politico, avessero a che fare con una certa verità. Infatti Berisha che fin a quel momento era stato conosciuto come un nazionalista antigreco, perse il potere dopo la crisi del 1997. In seguito, prima di tornare al governo nel luglio 2005, Berisha diventato non più nazionalista, ma pragmatico, dichiarò che se aveva fato qualche errore strategico nella sua carriera politica era stato proprio nei confronti di un paese vicino ed amico come la Grecia. E’ chiaro che facendo così Berisha ha potuto ottenere non soltanto il sostengo politico di Atene, ma anche quello del partito della minoranza greca dell’Albania con il quale ha governato fino ad oggi. Il partito della minoranza greca di cui, come abbiamo detto, è esponente anche il sindaco di Himara, Vasil Bollano, aveva governato per circa 8 anni con la coalizione di centro sinistra e mentre nella sua ultima campagna elettorale è stato al fianco della sinistra, ora offre i numeri necessari alla maggioranza parlamentare ed anche un ministro al governo di Berisha. Se da una parte il politico Berisha ha cambiato le sue posizioni lasciando da parte il nazionalismo e scegliendo una posizione pragmatica, dall’altra questo non sembra sia successo per i nazionalisti greci? Giusto, tale cambiamento dovrebbe avvenire da entrambe le parti, altrimenti potrebbe essere negativo. Per fare un’analisi concreta e far capire meglio ai nostri ascoltatori la situazione tra la Grecia e l’Albania penso sia utile fare un po’ di retrospettiva sulle cose che uniscono gli interessi dei due stati e sulle cose che invece certamente li separano. Il Parlamento ha fatto un dibattito di routine a riguardo del caso e diversi deputati del Partito democratico del premier Berisha hanno condannato le dichiarazioni di Bollano e le posizione prese dall’ambasciatore greco Kokosis. Ma, il piu indicativo è stato l’intervento del deputato Blerim Cela che nel 1997, essendo un esponente di spicco del Partito democratico, aveva anche lui indicato come promotori della crisi albanese la Grecia, la Serbia e indirettamente anche gli Stati Uniti che in effetti, all’epoca avevano relazioni difficili con il governo di Sali Berisha. Blerim Cela nel suo intervento al parlamento si è congratulato con il ruolo del governo turco dell’epoca che fermò l’invasione greca nel sud dell’Albania, nei territori che i greci chiamano Vorio Epiro. Blerim Cela ha rievocato quei difficili anni in cui i mass media greci trasmettevano in diretta dal sud dell’Albania dove in alcuni comuni della regione diversi gruppi di cittadini proclamavano l’indipendenza delle loro città. All’epoca anche il vice ministro degli Esteri greco visitò questi territori “liberati” ufficialmente per verificare la situazione, ma anche per valutare la possibilità di intervenire militarmente per difendere la minoranza greca, provocando la reazione preoccupata della Turchia e degli Stati Uniti. Tansu Chiller, allora ministro degli Esteri turco, da subito dichiarò che il suo governo non avrebbe mai permesso che venisse violata l’integrità territoriale dell’Albania, dando così una veloce fine alle aspirazioni greche sul Vorio Epiro. Oltre a questo caso di cui parli (il Vorio Epiro) ci sono anche altre questioni che rendono complessa la situazione e i rapporti tra Grecia ed Albania. Qualche settimana fa abbiamo parlato dei video sulle canzoni razziste anti albanesi e anti turche cantate da dei militari greci durante l’addestramento. Di recente poi si è parlato anche di un video pubblicato su Internet che riguarda un certo “Esercito di liberazione della Cameria”. Io non vorrei azzardarmi ad entrare nel merito di una storia complessa di questo territorio chimato Epiro, ma vorrei soltanto ricordare che principalmente gli storici albanesi lo trattano come parte della storia degli albanesi e gli storici greci come parte della storia greca. Però per parlare della Ciameria dobbiamo anche dire che si tratta dello stesso territorio conosciuto come Epiro in cui albanesi, greci ed altri popoli hanno vissuto insieme nel corso della loro storia, ma che la politica li ha divisi: una parte di questo territorio è dentro i confini dello stato greco e l’altra parte nel territorio dello stato albanese. Ricordiamo a chi non ci ha ascoltato in passato che la Ciameria è un territorio nel nord della Grecia che era abitato in maggioranza da albanesi musulmani ed ortodossi. Poi, la conferenza delle potenze europee nel 1913 lo riconobbe come territorio greco. Esatto. Poi, nel corso degli anni successivi e principalmente durante gli anni 1944–1945 e dopo la seconda guerra mondiale, tutti questi cittadini greci dell’etnia albanese Cama di religione musulmana subirono massacri inauditi e chi ha potuto sfuggire alle atrocità ha dovuto rifugiarsi in Albania. La cosa di certo rende la situazione più complessa e gli storici discutono sia in campo professionale e anche pubblicamente su questo, ma come dicevo parlare della storia del Epiro nella nostra trasmissione è di certo molto difficile. Ed appunto per questo, in parole semplici vorrei dire che gli stati balcanici quando furono formati dopo la caduta dell’Impero ottomano, spinti anche dall’esperienza stessa ottomana che aveva alla sua base la religione, invece di avere alla base loro la loro realtà demografica, l’etnia, la lingua e la cultura, ebbero principalmente la religione. Questo elemento ha fatto sì che le nazioni che avevano la religione dei vincitori, cioè dei russi, ebbero più di quello che meritavano e chi aveva l’appartenenza religiosa degli sconfitti, cioè della Turchia ,venisse penalizzato ingiustamente. Certo la questione è molto complessa, anche perché nei Balcani si è sempre giocato uno scontro tra potenze occidentali e russia. Ma comunque, come dicevi anche tu, è difficile in questa trasmissione approfondire questioni storiche molto complesse. Quindi, per stare - diciamo così - alla cronaca, cosa ci puoi dire di questo “Esercito per la liberazione della Chameria”? Dunque, questo video che è stato reso pubblico da un giornale nazionalista radicale greco, mostrava alcuni ragazzi mascherati ed armati che dicevano che lotteranno per la liberazione della Chameria martire. Dobbiamo però subito informare che tutte le organizzazioni della minoranza dei Chami dell’Albania si sono subito distanziati da tutti gli atti violenti, aggiungendo inoltre che l’autenticità del video non è verificabile. Ardian Tana, presidente dell’Associazione per i diritti della minoranza dei Chami, ha dichiarato che secondo le sue informazioni, non esiste nessun “Esercito per la liberazione della Chameria”. Tana ha aggiunto che secondo il suo parere personale potrebbe essere una messa in scena dell’asse slavo-ortodosso russo–greco-serbo per ostacolare la via dell’indipendenza del Kosovo dalla Serbia. Invece, Tahir Muhedini, presidente del Partito per la giustizia e l’integrazione, il partito albanese che ha assunto come principale battaglia politica la soluzione democratica del caso dei Chami tra la Grecia ed Albania, ha dichiarato che non si può verificare se l’autore di questo video sia greco o albanese. Secondo Muhedini la minoranza dei Chami non chiede né l’autonomia, né la liberazione, né l’indipendenza dalla Grecia, ma soltanto che siano rispettati i diritti umani e civili dei Chami. La minoranza dei Chami – ha aggiunto Muhedini - vuole che sia rispettato il diritto al ritorno nei loro territori e nelle loro case, il diritto alla cittadinanza greca che non hanno mai negato, il diritto all’uso della lingua materna e della loro religione. Ma, le reazioni delle parti si sono cambiate dopo questo caso del video di questo fantomatico”esercito”? Dobbiamo informare che oltre al dibattito parlamentare in cui le dichiarazioni dell’ambasciatore greco Kokosis sono state criticate, al riguardo del caso sono intervenuti anche altri esponenti di spicco della politica albanese. Sabri Godo, presidente dell’assemblea del Partito repubblicano e Pellumb Xhufi, il noto storico albanese che è allo stesso tempo vice presidente del Movimento socialista per l’integrazione, hanno chiesto in modi diversi che l’ambasciatore greco sia considerato persona non grata per le sue dichiarazioni. E l’ambasciata greca come ha risposto?Tale precipitazione della situazione anche con il fiasco del video sul cosiddetto “Esercito di liberazione della Ciameria” ha fatto sì che l’ambasciata greca a Tirana abbia rilasciato un comunicato nel quale si faceva sapere che le dichiarazione dell’ambasciatore Kososis sono state mal interpretate poiché l’ambasciatore non può parlare se non a nome dello stato greco e lavorare per rafforzare la cooperazione e l’amicizia tra i due paesi vicini.
|
||
|
|
|
|
|
|
||
|
|
||